Il Viaggiatore  
 
per voci chitarre piano e elettronica (2000)
 
 
azione scenica di teatro e musica,
fatta da persone che non sono musicisti,
non sono attori;
sono il loro entusiasmo,
la loro sensibilità.
 
Lavorar con loro assomiglia a quel che Brecht diceva dell’amore:
 
    far una cosa bella con le qualità di un altro.
 
 
Sara Franco, Yana Ilcheva, Denada Kiri, Wouter Coussement,
Dragi Dimitrovski, Enrique Ramos; Emanuela De Marchi, Michele Tadini
Bottega di Musica - Laboratorio Internazionale della Comunicazione
Gemona 19 agosto 2000                                                                         14’ 46”
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testi
 
 
SBOCCIA UN FIORE
Sboccia un fiore variopinto alla finestra di una ragazza
Ogni mattino, la ragazza lo innaffia
 ogni sera un ragazzo lo coglie.
Un giorno la ragazza dice al ragazzo:
 Sei molto sciocco, a comportarti così.
Tu non saprai come far innamorare una ragazza.
Saprai solo come si annaffia un fiore.
 
Canzone popolare bulgara
 
 
LULEBORE
 
Tu j shetit un n’male e n’koder
Tuj prek lulet gjith  me dore
Vec nje kopsht ma t’bukrin n’shkoder
T yte gjeta Lulebore
Je e vogel por je e plot
Ty t’kerkoj un tash sa mot
Tash sa mot un ty t’kërkoj
N’gzim  me ty jeten ta çoj
Eja eja luleborë se me ty do t’thur kurorë
Eja eja luleborë se me ty do t’thur kurorë
Pash ma t’bukren stinë  pranvere
Pash mbretreshën drandofil
Mos t’mia falësh kujt ti eren
Se për mu vetem ke çil
 
ORTENSIA
 
Passeggiando tra le montagne e le colline,
sfioravo i fiori con le mani.
Ma solo in un giardino, il più bello di Scutari,
ho finalmente trovato te, Ortensia.
Sei piccola ma sei tonda,
ti cerco da tanto tempo.
È molto tempo che ti aspetto
perché vorrei passare una vita felice con te.
Vieni, vieni Ortensia, che ti voglio sposare.
Tu, regina delle rose
la tua bellezza primaverile,
non regalarla a nessuno.
Il tuo profumo mi accompagnerà.
 
Canzone popolare albanese
 
UMA CASA PORTUGUESA
 
Numa casa portuguesa fica bem
Pão e vinho sobre a mesa
E se à porta humildemente bate alguém
Senta-se à mesa com a gente, fica bem esta franqueza, fica bem
Que o povo nunca  desmente
E a alegria da  pobreza está nesta grande riqueza
De dar e ficar contente.
 
Quatro paredes caiadas, um cheirinho a alecrim
Um caixo de uvas doiradas, duas rosas  no jardim
Um São José de azulejos, mais o sol da primavera
Ua promessa de beijos, dois braços à  minha espera
É uma casa portuguesa com certeza,
É com certeza uma casa portuguesa!
 
No conforto pobrezinho do meu lar
Há fartura de carinho
E na cortina da janela o luar
Mais sol que bate nela
Basta pouco, poucoxinho p'ra alegrar
Uma existência sinjela
È só um monte de pão e vinho
E um caldo verde, verdinho
A fumegar na tijela.
 
Una casa portoghese
 
In un casa portoghese piace
Pane e  vino sulla tavola
E se qualcuno bussa umilmente alla porta
Si siede a tavola con noi
Piace questa franchezza, piace che il popolo non dice mai che non è vero
La gioia della povertà
Sta in questa grande ricchezza
Di dare e esserne contento.
Quattro pareti di calce, un odorino di rosmarino
Un grappolo di un’uva dorata, due rose nel giardino
Un san Giuseppe di ceramica e il sole di primavera
Una promessa di baci, due braccia che mi aspettano…
È una casa portoghese certamente,
È certamente una casa portoghese!
Nell’umile conforto del mio focolare,
c’è tenerezza in abbondanza;
batte la luce della luna e del sole sulla tendina della finestra
Basta poco, pochino per rallegrare
Un’esistenza così semplice
Solo una  pigna di pane col vino
E un ‘ caldo verde’ verdino
Che fuma nella ciotola.
 
Canzone popolare portoghese
 
 
(…) Il viaggiatore non conosce ancora la città che lo aspetta lungo la strada,
 si domanda come sarà la reggia, la caserma, il mulino, il teatro, il bazar.
In ogni città dell'impero ogni edificio è differente e disposto in un diverso ordine.
Ma appena il forestiero arriva alla città sconosciuta e getta lo sguardo
in mezzo a quella pigna di pagode e abbaini e fienili (…)
 subito distingue quali sono i palazzi dei principi,
quali i templi dei grandi sacerdoti,
la locanda, la prigione, la suburra.
Così - dice qualcuno - si conferma l'ipotesi che ogni uomo
porta nella mente una città fatta soltanto di differenze,
una città senza figure e senza forma,
e le città particolari la riempiono (…).    
Le città invisibili, Italo Calvino
 
(…) Adesso ti disegno l’itinerario di un emigrato:
Miseria locale – passaporto – corruzione – umiliazione —
visita medica— ufficio emigrazione— viaggio — lunga traversata—
alloggio di fortuna—lavoro— metropolitana— il baule—la masturbazione—
il fulmine—l’incidente—ospedale o cimitero – il mandato – le vacanze –
le illusioni— il ritorno – la dogana— l’ospedale – la morte – l’incidente –
la puttana— lo scolo – la metropolitana—  le immagini –
delle immagini delle immagini (…)
Le pareti della solitudine, Tahar Ben Jelloun
 
 (…) .Il viaggiatore gira gira e non ha che dubbi:
non riuscendo a distinguere i punti della città, anche i punti
che egli tiene distinti nella mente gli si mescolano.
Ne inferisce questo: se l'esistenza in tutti i suoi momenti è tutta se stessa,
la città è il luogo dell'esistenza indivisibile. (…)
Quale linea separa il dentro dal fuori,
il rombo delle ruote dall'ululo dei lupi?    
Le città invisibili, Italo Calvino
 
Se ogni persona è come un fiore, questo fiore è unico nel suo genere,
ha un proprio particolarissimo profumo,
un proprio ritmo vitale, delle proprie esigenze
– più o meno acqua, più o meno luce, più o meno calore.
Ogni persona che si avvicina all’altro deve essere come un giardiniere,
deve imparare a prendersi cura dell’altro scoprendone i segreti.
 Ma per fare questo, per capire il mondo che si trova nell’altro,
ognuno deve avere un orizzonte largo.
Ekaterina Donceva
 
(…) Sarebbe tutto inutile se l’ultimo approdo non può essere
che la città infernale, ed è là in fondo che, in una spirale
sempre più stretta, ci risucchia la corrente.
L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno,
è quello che già è qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni,
che formiamo stando insieme.
Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti:
accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più.
Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui:
cercare e sapere riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno,
non è inferno e farlo durare e dargli spazio(…).
Le città invisibili, Italo Calvino
 
 
 
 
 
Cinquecento catenelle d’oro
 
Diarsera posi un giglio alla finestra
Diarsera il posi e staman è nato
Andai per affacciarmi alla finestra
Con le sue fronde mi copriva il capo
Giglio mio giglio quanto sei cresciuto
Ricordati del ben ch’io t’ho voluto
Giglio mio giglio quanto sei crescente
Ricordati del ben ch’io ti vo’ sempre
E cinquecento catenelle d’oro
Hanno legato lo tuo cuore al mio
E l’hanno fatto tanto stretto il nodo
Che non lo scioglierai né te né io
E l’hanno fatto il nodo tanto forte
Che non si scioglierà fino alla morte
 
Canzone popolare italiana