Draghino
concerto per piffero, cornamusa, fisarmonica,
immagini ed elettronica
 
di Giancarlo Carraro, Marco Domenichetti e Paolo Solcia
 
Tre strumenti tradizionali, cornamusa, piffero e fisarmonica, dialogano con l’elaborazione elettronica spazializzata e con le immagini in multivisione su grandi schermi.
 
Spazi e tempi, memorie e favole della tradizione diventano protagonisti di una teatralità fatta di molteplici livelli di rappresentazione.
foto giancarlo carraro
Draghino, Nascita del Piffero
 
Villa Penicina, 12-13 agosto 2004                                                                    19’ 26”
Questo progetto nasce dall’incontro di tre persone, di tre differenti prospettive della riflessione artistica.
Incontro e confronto tra le visioni di un fotografo, impresse nel tempo con la multivisione; il suono di uno strumentista, fatto di respiro di strumenti antichi e tradizionali; i numeri di un compositore elettronico, che diventano suoni fluttuanti nello spazio.
 
Da questo incontro è nato il desiderio di mettere in dialogo differenti linguaggi e differenti modalità di percezione; utilizzando ed esplorando i limiti ed i punti di contatto della nostra esperienza di osservatori ed ascoltatori.
 
Abbiamo cercato un confronto ed un incontro fra due anime sonore: quella degli strumenti antichi e tradizionali, legati al corpo ed all’umore del suonatore, e quella dell’elettronica, apparentemente fredda e calcolata, ma capace di raccogliere e riproporre le particolarità del suono, dislocandole nello spazio percettivo… diluendole nel tempo evocativo.
 
Questo gruppo di lavoro si mette in confronto con linguaggi che si presentano differenti dal punto di vista strutturale, a prima vista incommensurabili: il mondo analogico della pellicola fotografica e quello puramente digitale dell’elaborazione del suono in tempo reale.
Eppure questa differenza, questa apparente lontananza, viene ridotta dal semplice fatto di usare questi linguaggi insieme, contemporaneamente: nello stesso tempo. Vengono anzi esaltate le particolarità di ognuno, per dire ancor più compiutamente qualcosa.
 
Le regole del gioco diventano quindi quelle di utilizzare gli strumenti contemporanei per riproporre materiali antichi, ed adottare tecniche antiche, rilette e reinterpretate con gusto e sentimento contemporaneo.
Un gioco che coinvolge il peso della memoria, della testimonianza, racchiuso e “fermato” nell’istante dell’esecuzione, della sua attualità, la sua messa in atto, qui, oggi.
 
 
La memoria impressa nel breve istante di un click:
il click di un otturatore… di un mouse… di un’ancia pizzicata
 
Draghino
 
 
Draghino è un personaggio leggendario, vecchio pifferaio delle quattro province. Condannato a morte per l’uccisione delle sue tre mogli e salvato da signorotti milanesi di passaggio, incantati dal suono del suo piffero.
 
L’idea di questo progetto è nata dallo stimolo di Giuseppe Zacchetti e dal suo invito a presentare questo lavoro all’interno delle Rassegne Musicali Pavesi: suoni dell’altro mondo, Romagnese, Villa Penicina, 12-13 agosto 2004.
 
Questo lavoro è in primo luogo un lavoro fatto sulla musica e con la musica della tradizione: i suoi suoni, le sue poetiche, le sue immagini… forse anche le sue paure e reticenze.
 
Il gioco è quello di osservare, riflettere, esprimere, attraverso la musica tradizionale, un sentimento “contemporaneo”, legato al nostro essere persone - qui, oggi- che, per necessità, devono dar vita alle proprie idee con gli strumenti del qui e dell’oggi.
 
Il desiderio è quello di utilizzare gli strumenti che offrono le nuove tecnologie, per esplorare gli strumenti tradizionali; guardandoli nascere attraverso le immagini della loro stessa costruzione;
indugiando nel suono degli strumenti: ascoltando, come al microscopio, le mille parti che lo compongono e seguendone, come al telescopio, i suoi percorsi nello spazio.
 
Come l’elettronica tende i limiti dell’ascolto, così la fotografia esplora lo strumento come oggetto, materia vivente che viene formata, forgiata in strumento sonoro.
I particolari della costruzione degli strumenti tradizionali si incastrano, come tasselli di un puzzle, con vecchie foto di vecchi suonatori.
 
La convivenza di antico e contemporaneo, memoria ed attualità, diviene presenza “fisica” attraverso una forma di teatralità strutturata su più livelli di rappresentazione;
dove il pubblico viene coinvolto dall’emozione dell’esecutore dal vivo, si ritrova avvolto dal suono che si muove nello spazio e si lascia impressionare da immagini in movimento su grandi schermi.
 
 
 
 
...Più tardi, già nei recessi della notte, si celebra un rito d'ascolto, dal sapore iniziatico. Alchimisti di suoni e immagini offrono agli ultimi superstiti della lunga giornata di creazione un'anteprima tutta sonora dello spettacolo cosiddetto "multimediale" che andrà in scena la sera successiva. E già il fatto che espressioni come "spettacolo" e "andare in scena" non soddisfano lo scrivente è  forse di per sé significativo di una creatività rigenerante che nulla o poco ha a che fare con un concetto di "novità". Perché nuovo è sempre il valore, nuovo perché si rinnova eternamente a dispetto dell'attualità di modelli culturali stereotipati, e rinnovandosi perdura in identità più profonde e interiori. Multimedialità mi pare parola vuota o vaga, perché allora "multimediale" era una messa bizantina, con quel prodigio di cieli dorati a riecheggiare le onde del canto, a percuotere i sensi di quel popolo greco-romano, gotico e longobardo; e il barocco, con i marchingegni del suo "gran teatro"; ma anche la Comedia dantesca, perché il dire poetico è sempre "sinestetico" e dunque già risponde con pienezza alla domanda cui vorrebbe rispondere, spesso con presunzione e artificio, la nuova -- ovvero, attuale e peritura -- decantata disciplina.
 
Nel sentire questo scorrimento di rumori e suoni gli uni gli altri generanti, mi pare invece di sperimentare una realtà usuale, evocata nel suo germinare. Da un lato è storia -- di uomini e natura; dall'altro è simbolo, che la storia trascende e sostanzia al tempo stesso. Il vento gonfia la sacca involucro che fu di calda vita animale, di selvatiche balze odorose. Poi il suono diviene rumore per opposta genesi, fratellanza fenomenica, irrisolta contesa. Lo stridere del tornio esala e risorge nel grido dell'ancia e del legno, e poi è canto e siamo nell'Aperto, del pascolo, dell'incontro, dell'amore (i "Tri bêi giúven"...). Segue una nuova contrazione di spazio e tempo, la morra, l'antico gioco che scandisce la sorte nel mistero del numero, dentro il cielo di un'osteria greve d'umori e destini. Prima attimo sospeso, eterno, com'è l'attimo del gioco, quintessenza di sorti umane; poi suono, ancora, e danza, seguendo quel sicuro filo del gesto simbolico che muta di forma ma non di natura, e sospende la trama del quotidiano. Infine, tutto si discioglie nella voce originante di donna, grembo di memoria antica; la narrazione, prima, poi la sommessa preghiera di una ninna nanna, quel riposo, quel rinascere.
La sera successiva, i faggi del Penice si animavano di presenze antiche, le immagini del borgo di Negruzzo in un video amatoriale degli anni Sessanta, vecchi suonatori nominati in un sussurro da qualche anziano tra il pubblico, le mani enormi di Ettore Lòsini al tornio, quegli uomini all'osteria intenti alla morra, e sul palco i tre musicisti, Marco Domenichetti, Cesare Campanini, Daniele Bicego, presenze quasi incarnate in quell'attimo stesso, scaturite dalla sostanza della memoria. Un lavoro raro, complesso, frutto di concorso di intelligenza e sentimento, senza cedimenti vanamente estetizzanti, offerto a molteplici livelli di lettura, come avviene quando il processo creativo si attiene alla coerenza di un divenire di significato e simbolo.   
 
Paolo Ferrari Magà
da Diario Incontri 2004 -- Adolescere, Suoni dell'altro mondo.
 Voghera : 2005
 
 
Struttura
 
Nascita della cornamusa – Napoleone – nascita del piffero – Draghin bèlo draghino – memoria 1 – nascita fisarmonica – tri bei giuin – morra – sestrina – memoria 2, ninna nanna
 
 
 
Installazione
 
Il concerto diventa un’installazione interattiva, fatta di luci, immagini e suoni che si svelano in spazi differenti. Punti di visione ed ascolto come finestre immaginarie che giocano sul tempo della memoria, inframmezzato dalla performance dal vivo degli esecutori.
 
 
 
 
Interpreti
 
Marco Domenichetti – elaborazione elettronica e piffero
Cesare Campanini– fisarmonica
Daniele Bicego – cornamusa
Giancarlo Carraro – fotografie e multivisione
Paolo Solcia – elaborazione elettronica e Live electronics